di Francesco Raparelli Non c’è che dire, questo governo conosce fino in fondo il linguaggio e la sua straordinaria forza produttiva. «Dire cose false per produrre fatti veri»,
gridava Radio Alice nel ’77, oggi la stessa invenzione antagonista è
diventata metodo di lavoro politico per Berlusconi e per i suoi
ministri. Nulla di nuovo d’altronde, prima di gettare il carattere
produttivo della menzogna nell’arena politica, Berlusconi ha costruito
un impero economico la cui risorsa principale è proprio il linguaggio,
la comunicazione, la produzione di fatti veri attraverso informazione
false. Il fatto vero più significativo prodotto da Berlusconi è il
disastro politico e sociale in cui versa il nostro paese. Zelante
esecutore dello stile berlusconiano è Renato Brunetta. Offenderlo
sarebbe cosa facile, è lo sport preferito dai precari e dagli studenti
(oltre che dai lavoratori) di tutta Italia; proviamo piuttosto a
prenderlo sul serio. Appena insediato nel suo ministero l’assalto
feroce e volgare ai fannulloni, adesso bersaglio principale sono
diventati proprio gli studenti e i precari dell’Onda (avrà capito il
Nostro di non essere troppo gradito?) che, dopo i fatti di mercoledì
mattina alla Sapienza, sono stati stimolo decisivo per la sua
provocazione e la sua smentita a mezzo di provocazione. Ma
ripercorriamo la sequenza. Prima parte, in tarda mattinata: gli
studenti dell’Onda non hanno rappresentanza dunque sono dei
guerriglieri dunque vanno trattati come tali. Seconda parte, dopo le
dichiarazioni di Fioroni e di Azione Universitaria: gli studenti
dell’Onda non sono dei guerriglieri, sono solo dei fannulloni che si
divertono ad esser violenti, i guerriglieri, piuttosto, sono una cosa
seria. Gli
studenti non sono dei guerriglieri, non perché non ne hanno la statura
etica e politica (come ci insegnano gli asini di Azione Giovani), ma
perché appartengono ad una nuova stagione di lotte, perché parlano un
linguaggio e si esprimono attraverso pratiche che non sono leggibili
con le lenti del passato. Eppure fare questa affermazione falsa
significa costruire le condizione per un fatto vero: la chiusura
repressiva e violenta nei confronti del movimento e delle sue istanze. Il
gioco delle parole ha un obiettivo concreto, far fuori il diritto al
dissenso e la possibilità di lottare per una vita migliore. La seconda
parte, la smentita, sceglie il terreno dell’umiliazione: prima la
criminalizzazione, poi, misurato il tono delle reazioni politiche,
l’offesa, come a dire “non siete all’altezza neanche del crimine, siete
solo fannulloni che amano l’ebbrezza della violenza”. È indubbio dunque
che non si tratta solo di strategia politico-comunicativa, in Brunetta
c’è anche un profondo risentimento, un rancore inestirpabile e volgare.
Ma le passioni tristi lavorano in sinergia con la potenza performativa
del linguaggio, ne segnano di volta in volta l’efficacia. Cerchiamo
di mettere in evidenza, però, i punti politici più rilevanti delle
parole di Brunetta e delle cariche violente di ieri mattina. Per
Brunetta sono criminali o guerriglieri tutti coloro che non hanno
rappresentanza negli organi elettivi. Poco importa se a votare alle
elezioni universitarie della Sapienza sono andati solo il 7 % degli
aventi diritto: 10.000 studenti, a fronte di 130.000 iscritti, a fronte
dei 300.000 studenti (per il 90 % romani) che hanno manifestato solo
nella data del 14 novembre. Chi non vota o non si fa votare è un
criminale e merita di essere spazzato via. Seconda
questione, al cuore tanto delle cariche quanto delle parole del Nostro:
isolare l’Onda, mettere in crisi le alleanze sociali che l’Onda ha
costruito in questi mesi. Inutile dire che i fatti di mercoledì
lavorano in questo senso, non fosse altro che sono avvenuti in
concomitanza con lo sciopero indetto da Cgil-Flc. Al momento si sono
susseguite alcune dichiarazioni autorevoli della Cgil a sostegno degli
studenti, ma di certo la questione è ancora molto aperta, non fosse
altro che il protocollo romano anti-cortei e anti-Onda è stato firmato,
tra gli altri, proprio dalla Cgil. Allora le cose sono molto semplici:
se il protocollo voluto dal prefetto Pecoraro non viene stracciato, il
governo avrà avuto la meglio e l’Onda sarà stata isolata. Se
invece le cose dovessero cambiare non solo l’Onda non sarà stata
isolata, ma uno spazio di democrazia si riapre per tutti i movimenti,
per tutti quelli che non vogliono pagare la crisi.
Quest’anno abbiamo deciso di festeggiare la nostra seconda festa della semina cercando di fare un punto sulle
politiche antiproibizioniste nazionali attraverso una critica alle pratiche repressive e securitarie attuate dal
governo di centrodestra e in precedenza da quello di centrosinistra, analizzando così il contesto metropolitano
napoletano.
Nei giorni scorsi 6 attivisti dell’ Officina Sociale di Monfalcone sono stati arrestati: l’accusa mossa nei loro
confronti è innanzitutto quella di “consumare” hashish e marijuana, abitualmente ed in pubblico, passando la
canna ad altri. Questo diventa “cessione” e soprattutto “induzione al consumo”. Siccome il giro di amici è di otto
persone, diventano un’associazione organizzata. Siccome i “fatti” avvengono poi anche all’interno di un luogo che
è sede di varie associazioni, i presidenti delle suddette sono da considerarsi “colpevoli” di non averli impediti, ma
di averli tollerati. Stiamo parlando di normalissimo consumo di sostanze leggere, di nessun mercato, di nessun
traffico, di nessun lucro! Cosa che avviene ovunque e in questo caso, sempre rivendicata anche dagli imputati
come pratica di disobbedienza al proibizionismo.
Ma la legge Fini Giovanardi qui è applicata alla grande, forse per la prima volta oltre alla situazione già verificatasi
al Livello 57 a Bologna anni or sono, certo qui, con arresti e carcere, in maniera più pesante ed ingiustificata.
Si stima che siano ormai circa 10 milioni i consumatori di cannabis in Italia, tra questi il 25% dei giovani tra i 18 e
35 anni (uno su quattro). Appare evidente come il proibizionismo stia fallendo. Come le leggi securitarie come la
Fini-Giovanardi siano un inutile accanimento nei confronti dei consumatori.
Sappiamo benissimo, ovviamente, che tra i coltivatori ve n’è una parte importante che lo fa a scopo di lucro, non
è certamente a questo genere di coltivatori che va la nostra giornata, ma a figure come quella di Aldo Bianzino,
falegname quarantenne che viveva in Umbria e che arrestato per poche piante non ha fatto più ritorno a casa, o
ad Alberto e Giuseppe, giovani coltivatori suicidatisi per la gogna penale e mediatica a cui sono stati sottoposti
per il possesso di pochi germogli di erba.
Sappiamo benissimo che le politiche securitarie di prevenzione servono solo a far aumentare la criminalità nei
luoghi abbandonati della metropoli, in quei luoghi in cui chi detiene il potere non sono certi quelli che ci
governano o cercano di governarci, ma sono le organizzazioni criminali; sono loro che determinano un controllo
sociale sui giovani.
La socialità e la vita degli spazi pubblici sono per noi la garanzia della sicurezza delle nostre strade, delle nostre
piazze e dei nostri quartieri, perché è proprio a causa della desertificazioni degli spazi comuni delle città che si
lascia spazio all’insicurezza. La condivisione, la discussione collettiva ed il confronto, sono gli elementi che
permettono di definire la consapevolezza.
Dal 12 al 14 Marzo si terrà a Trieste la Conferenza Nazionale sulle droghe, organizzata dal Governo. In questa
conferenza verrà sigillata la linea repressiva e di esteso controllo sociale che in tanti anni ha prodotto i risultati
che conosciamo: maggiore repressione e maggiori consumi. Questa conferenza non sarà il luogo di un confronto
approfondito, partecipato, libero e democratico, non sarà il luogo dove verranno elaborate politiche condivise,
non sarà il luogo dove si potrà esprimere liberamente posizioni critiche e proposte, non sarà il luogo delle
decisioni perché tutto è già deciso dalla politica ideologica del governo. La linea politica della Fini-Giovanardi è
ben chiara a tutti. Sempre più utenti oramai composti da una maggioranza di persone che assolutamente non
possono essere definite tossicodipendenti e sempre meno finanziamenti per invii in comunità, inserimenti
lavorativi, progettazioni di percorsi individuali.
Potremmo paradossalmente già presentare le conclusioni della conferenza governativa. Giovanardi ha già
stabilito anche in sede Onu la linea dell’Italia che tra l’altro è in controtendenza rispetto all’Europa. Il controllo
sociale che sta alla base della sicurezza fondata sulla repressione e sull'esclusione, restringe gli spazi di libertà
nelle città.
Le politiche securitarie del governo a Napoli funzionano in maniera particolare perché nella periferia a nord della
città, etichettata da tutti i media nazionali e non, come la piazza di spaccio più grande d’Europa, la presenza dello
stato si è fatta notare attraverso una militarizzazione dei territori come quelli di Marano e Chiaiano , dove la
popolazione si batte da 9 mesi contro l’apertura di una mega discarica in un centro abitato, o posizionando dei
check-point, molto simili a quelli israeliani, che non servono a chiudere la piazza di spaccio che sta a 50 metri da
loro, cercando così di limitare la potenza economica della camorra, ma bensì si adoperano a reprimere,
attraverso l’attuazione di una legge altamente imparziale ed ingiusta, i ragazzi che detengono solo una canna,
considerandoli tossicodipendenti o addirittura degli spacciatori. Il controllo sociale sui nostri corpi e sulle nostre
vite a Napoli non è attuato soltanto dallo Stato attraverso l’attuazione delle politiche securitarie, ma è attuato
anche dalla camorra attraverso la vendita di sostanze psicotrope di bassissima qualità.
Ma di tutto ciò ormai non ci stupiamo più, siamo abituati a vedere la camorra dominare nei nostri territori,
vedere la camorra candidarsi alle elezioni e vincerle, la camorra far affari con grosse lobby di potere economico,
la camorra gestire discariche abusive e legali a discapito della salute dei cittadini, entrare nei palazzi del potere e
prendere accordi con i governi di destra e di sinistra, la camorra diventare lo Stato e lo Stato diventare la
camorra. La camorra, con la politica o meglio ancora con i politici napoletani e non solo, hanno ammazzato Napoli
e continuano a farlo, sono loro i veri colpevoli delle varie emergenze e della rovina della città, sono loro che
controllano i nostri corpi e le nostre menti, sono loro che tentano di dominarci.
Noi non ci stiamo a tutto questo! Perciò vogliamo sottrarci a questo controllo ed a tutti i tipi di controlli sui corpi
e sulle menti attraverso la costruzione di comunità e di una politica buona, vera e dal basso, poiché pensiamo che
per essere liberi di scegliere, di agire e di costruire la nostra felicità questa sia l’unica strumento che possediamo.
Pensiamo che l’autoproduzione sia una pratica fondamentale per sottrarre economia alla camorra per cercare di
combattere, nel nostro piccolo, questo enorme potere. E’ per questo che pensiamo che una vera politica
antiproibizionista a Napoli, si possa fare soltanto analizzando il sistema camorra e tentando di contrastarlo, anche
se in minima parte, attraverso l’attuazione di pratiche di disobbedienza, varie e molteplici, che riescano a fare
breccia nei consumatori di sostanze psicotropiche, e li riesca a far sfuggire dal controllo sui loro corpi attuato dal
sistema stato-camorra.
A tal motivo abbiamo deciso di seminare non soltanto nei luoghi, che storicamente, sono sottratti a questo tipo di
controllo, ma anche nelle piazze della nostra città, nei luoghi di ritrovo dei giovani della Napoli bene, nelle zone
universitari e in tutti le zone verdi e pubbliche di questa città. La nostra decisione di seminare in concomitanza
con l’inizio della conferenza di Trieste, è stata presa per far capire al Ministro Giovanardi, ed a tutti quelli che
pensano che questa legge sia giusta, che vadano inasprite le pene per consumatori, che coltivare una piantina
innocua, che potrebbe risolvere molti problemi della crisi economica mondiale, sia sbagliato, abbiamo deciso di
far capire a tutti questi signori che le nostre passioni, le nostre scelte di libertà, le nostre idee non potranno
essere mai fermate da nessuno.
ma la canzone ke meglio rappresenta oggi questo paese
è del 1977
rare tracce - rino gaetano
Rare tracce di signori
benpensanti e non creduti
traffichini grossi e astuti
ricchi forti e incensurati
Rare tracce di vita su Marte
Venere e Plutone
rare tracce di un cannone
che ha sparato ha ucciso
ha fornicato
Rare tracce di peccato
di sevizie di ricchezza
rare tracce di tenerezza
in un mondo che si nasconde
nella propria incolumità
Rare tracce di un passato
che è passato e che ritorna
lascia un segno e poi sparisce
dove andrà ?
Rare tracce di un treno
che parte veloce e spedito
rare tracce di un perito
di finanza e di evasori
rare tracce di buoni gestori
nella nostra società .
Ma io conosco le mie virtù
i miei difetti la mia volontà
ed io riconosco che ci sei tu
e faccio tutto, penso scrivo rubo mangio
per conoscerti di più
Rare tracce di gente
che lavora che produce
quando chiede nulla scuce
a un sistema che non va
Rare tracce di fortune
che si perdono alla sera
da teppaglia ammanicata
capace solo di
opinare ponderare deliberare prevedere
escogitare ideare meditare concepire
elucubrare congetturare arbitrare giudicare
disserrare spalancare strombazzare armeggiare
appagare tracce rare
di chi è capace di operare
agire realizzare effettuare avverare
concretare esercitare lavorare addestrare
assuefare applicare elaborare manipolare
arrischiare rinunciare smanovrare ammansare
smandrappare detestare adorare esecrare